Bambini e sport: la guida del Ministero della Salute

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Non tutti sanno che per crescere bambini sani e proteggerli da moltissime patologie è necessario che l’attività fisica non manchi nella loro vita. Non tutti sanno che il movimento deve essere inculcato già dai primi mesi di vita, anzi già in gravidanza. Ci sono ancora tante cose che se hai un figlio dovresti sapere sull’attività fisica e il Ministero della Salute ci ha pensato pubblicando le linee guida della Conferenza Stato- Regioni sull’attività fisica che danno attuazione alle raccomandazioni sull’attività fisica per tutti dell’OMS. In questo breve estratto riassumiamo i consigli più importanti contenuti nelle linee guida.

Scuola e famiglia nel promuovere l’attività fisica

I bambini crescono in un contesto sociale dove assorbono velocemente ed emulano ciò che vedono. Nel promuovere l’attività fisica per i ragazzi è fondamentale il ruolo della scuola. La Scuola secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è quel “luogo o contesto sociale in cui le persone si impegnano in attività quotidiane in cui i fattori ambientali, organizzativi e personali interagiscono tra loro per influenzare la salute e il benessere”. La scuola è il luogo principale dove i bambini apprendono comportamenti e stili di vita tra cui la passione per il movimento. Cosa può fare la scuola? Secondo le linee guida leggiamo:

  • sviluppare interventi educativi di promozione dell’attività fisica e sportiva progettati in raccordo tra settore scolastico e sanitario;
  • assecondare la tendenza di bambini e ragazzi a muoversi attraverso giochi di movimento e “pause attive”;
  • facilitare l’inclusione degli alunni disabili.

La famiglia gioca un ruolo determinante già prima del concepimento: infatti anche la donna in garvidanza se attiva gioverà alla salute del bambino. I genitori sono molto importanti perché influenzano il bambino sia con il loro stile di vita sia con l’impegno costante a farsi carico degli impegni sportivi del piccolo. Nello sport l’impegno infatti è duplice: del bambino e del genitore che deve sia motivarlo sia essere presente per portarlo agli allenamenti.

Come evitare l’abbandono, il drop-out

Il bambino può cominciare a muoversi già dai primi mesi di vita sottoforma di giochi di movimento. Già dai 3 ai 5 anni, l’attività motoria è fondamentale per lo sviluppo del bambino e dai 6 agli 11 prosegue “la costruzione dei prerequisiti funzionali dell’apprendimento motorio, vale a dire delle condizioni fondamentali che consentono la funzionalità del movimento, quali il progressivo chiarirsi della percezione e dell’immagine di sé nei rapporti tra i segmenti corporei e tra il proprio corpo e la realtà esterna, la coordinazione senso-motoria, l’organizzazione spazio-temporale, gli equilibri e la lateralizzazione, la coordinazione statica e dinamica generale e segmentale”, come si legge nelle suddette linee guida.

La finestra di massimo apprendimento motorio è però prepubertà e adolescenza e, in tale fase, l’abbandono del proprio sport preferito, altrimenti detto drop – out, è fortissimo. Cosa fare?

Non imporre modelli inarrivabili ai ragazzi che si sentono schiacciati dalle aspettative troppo alte.
I ragazzi reagiscono spesso alla selezione precoce, alle aspettative insostenibili, alla mancanza di divertimento e di socialità abbandonando l’attività sportiva e assumendo uno stile di vita sedentario. Quindi da un lato si può incentivare lo svago con attività sportive ma anche giocose: skateboard, bici, pattini, parkour e tutte quegli sport da strada a cui spesso i bambini si avvicinano spontaneamente, dall’altro i genitori devono cambiare il loro approccio alla vita sportiva del figlio. Come?

Sport = salute

Anche se questa equazione è oramai promossa in modo pervasivo spesso di fronte al prestigio di una medaglia e ad una vittoria del nostro piccolo sportivo l’emozione è tale che pensiamo che lo sport si riduca a quel momento. Eppure non immaginiamo quanto spesso le pressioni psicologiche siano la prima casua di abbandono dello sport da parte di un ragazzo in crescita ma ancora troppo piccolo per perdere la dimensione di gioco. L’abbandono dell’attività sportiva potrebbe generare un meccanismo di sedentarietà che poi sarà difficile da invertire. Ecco perché sarebbe meglio focalizzarsi sui vantaggi di salute che lo sport dà ai nostri figli: da un punto di vista della socialità, del gioco, delle nuove amicizie come per la salute di cuore, muscoli, ossa, polmoni, organi. Tutto il corpo beneficia dell’attività fisica soprattutto se praticata con regolarità.

Quanta attività fisica devono fare i bambini?

Secondo l’OMS un’autorità indiscutibile sul tema i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 ei 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità moderata-vigorosa e esercizi di rafforzamento dell’apparato muscoloscheletrico almeno 3 volte a settimana. Quantità di attività fisica superiore a 60 minuti forniscono ulteriori benefici per la salute. Tra le figure che possono incentivare l’adozione del movimento nel bambino o adolescente integrandolo in uno stile di vita sano c’è il pediatra che è la persona più indicata a far percepire alla famiglia l’importanza dello sport come fonte di salute anche perché si occuperà di integrarlo anche in un corretto piano alimentare.

Fare sport è il miglior esempio che tu possa dare a tuo figlio e avviarlo all’attività sportiva il miglior regalo per una vita sana e felice!

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Eliana Fortuna

Laureata in Scienze della Comunicazione, ha lavorato nel Marketing con specializzazione web. Approda alla comunicazione digitale, con il giornalismo. Attualmente content media editor per il blog/magazine del Forum e per il blog e i social di ANIF.

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