Pallanuoto: tra sacrificio e condivisione

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La pallanuoto, uno sport molto seguito o del tutto ignorato.

Eppure è appassionante da vedere e da praticare perché unisce energia, sacrificio, dedizione, carattere e disciplina ferrea.

La pallanuoto è uno sport, forse, a volte di troppo poco impatto mediatico eppure insegna l’arte della condivisione e dello stare con chiunque, plasma il corpo così come la mente.

Andrea Milani, giocatore di pallanuoto di serie A, vincitore di due campionati mondiali, in un’intervista, consiglia questo sport a partire dai 10 anni, anche se il tutto dipende dalle caratteristiche di ogni bambino; certo è che occorre saper nuotare bene stile libero, dorso e rana e avere un’ottima acquaticità in quanto nella pallanuoto si nuota con la testa fuori dall’acqua.

La pallanuoto vuole sicuramente un allenamento duro e faticoso e tanto spirito di sacrificio se si intraprende la carriera agonistica, ma deve sempre essere basato sul divertimento e sulla condivisione di ogni gioia così come di ogni sconfitta. Questo senso di sharing è utile per i bambini per abituarli al confronto e, attraverso questo, sviluppare un loro equilibrio.

A Villa York la pallanuoto viene introdotta per caso e per una scommessa: nel 2013 una squadra di giovani, vincitori del campionato regionale under 15, e il loro allenatore non avevano una società con cui continuare l’attività e Villa York decise di accoglierli.

Quell’allenatore era proprio Andrea Milani e oggi la nostra squadra gioca nel campionato di serie B!

Tutto questo dimostra che quando l’impegno arriva da tutti gli elementi di un team il successo è quasi sempre inevitabile.

Ecco perché il nostro grazie va ad Andrea Milani, allenatore della serie B e Under 17, nonché coordinatore del settore pallanuoto di Villa York; a Yuri De Michelis, allenatore Under 20, a Valerio Pompeano, allenatore Under 13 e a tutti quelli che ci hanno sempre creduto, ci credono e continueranno a crederci.

La nostra speranza è che la pallanuoto inizi ad occupare spazi importanti anche sui media, non per una pubblicità commerciale ma per dimostrare quanto l’Italia, a livello sportivo, debba contare su sport forse più di nicchia come questo.

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